”Filare la lana con il fuso richiede molto tempo.
Il tempo delle donne nel passato era senza valore…
“È per questo che filare la lana era un lavoro da donne?”
La filatura notturna della lana ha rappresentato in passato una forma di sfruttamento per le donne, costrette a un doppio carico di lavoro che limitava il riposo dopo aver svolto di giorno le mansioni nei campi, in casa e la cura dei figli.
Questa attività, spesso svolta al lume di candela, non era riconosciuta né retribuita, ma considerata parte della gestione domestica, obbligatoria per contribuire al sostentamento della famiglia. Il tempo dedicato a queste occupazioni impediva alle donne di accedere all’istruzione, spesso ritenuta per loro irrilevante, alimentando un sistema di dipendenza economica e sociale fondato sulla storica svalutazione del loro tempo.
Con questa opera intendo restituire valore alla pratica della filatura, trasformandola da lavoro invisibile a simbolo di resistenza, memoria e coesione tra generazioni di donne.
Il filo che fuoriesce dalla lana grezza rappresenta la forza di un gesto lento, paziente e di grande qualità. Il fuso, strumento di trasformazione, è sospeso come un pendolo che scandisce il tempo delle donne. Sul bordo del cratere sono impresse tre frasi di chiara denuncia sociale:
…“spinning wool with a spindle, take a lot of time.
Women’s time was worthless…
Is this the reason why spinning wool was women’s work?”…
