YOU ARE NOT YOUR PAIN
Una giovane donna è inginocchiata, sul petto si apre una ferita
sanguinante, come un varco che rende visibile ciò che normalmente
rimane celato.
Le mani si protendono in avanti in un gesto sospeso tra l’impulso di
proteggere e la consapevolezza dell’ irreparabile: davanti a lei il suo
bambino senza vita, un sudario che sottrae alla vista del mondo il corpo
di cui è stato fatto scempio.
La scena non appartiene a una sola storia: la donna può essere una
madre di Gaza che piange suo figlio, ma può evocare la Natività nella
sua lettura più antica e radicale: Maria e il suo Gesù Bambino già
deposto in un piccolo sepolcro come talvolta appare rappresentato
nell’iconografia cristiana orientale delle icone.
You are not your pain non è una negazione del dolore ma un invito a
non lasciarsi definire da esso.
Non identificarti con la ferita, anche quando la ferita sembra essere
tutto ciò che resta.
